Stefano Pelloni nasce a Lugo il 12 agosto 1982 e, fin da giovane, sviluppa una forte curiosità verso la comunicazione, il teatro e le arti visive. Il suo sguardo è da sempre rivolto oltre i confini geografici e culturali: il mondo è per lui soprattutto un intreccio di persone, esperienze e relazioni, da cui trarre stimoli, conoscenza e nuove possibilità.
Si avvicina al teatro attraverso i progetti della NonScuola di Ravenna Teatro, formandosi attraverso il lavoro e la sperimentazione insieme a figure come Marco Cavalcoli, Eugenio Sideri, Maurizio Lupinelli e Marco Martinelli. Un’esperienza che gli permette di scoprire il teatro come luogo di ricerca, confronto e crescita, prima ancora che come semplice forma di spettacolo.
Per alcuni anni è parte attiva di realtà teatrali come I PochiMabboni, compagnia operativa tra Ravenna e il territorio del forese, e del gruppo d’arme Flos Ferri, maturando anche esperienze nell’ambito della rievocazione storica e della performance. Tra il 2010 e il 2016 collabora inoltre con diverse realtà artistiche, tra cui Lady Godiva Teatro di Eugenio Sideri, Beppe Aurilia Theatre di Beppe Aurilia e il gruppo di teatro-danza DanzAbile di Francesca Cesari.
Dal 2014 porta a Officina della Musica la propria esperienza e, soprattutto, la propria visione del teatro, dedicandosi alla formazione attraverso esercizi interpretativi, pratiche teatrali e percorsi sperimentali. Il suo lavoro parte dalla presenza scenica e dall’interpretazione del personaggio per arrivare a qualcosa di più profondo: imparare a conoscersi, ad ascoltarsi, a mettersi in gioco e a trovare il proprio modo di stare in scena.
Nella sua didattica il gruppo ha un ruolo fondamentale. Ascolto, fiducia, rispetto, collaborazione e lavoro di squadra diventano strumenti attraverso i quali ogni allievo può sentirsi libero di sperimentare, sbagliare, provare ancora e scoprire nuove possibilità espressive. Per Stefano il teatro non consiste nel cercare di diventare qualcun altro, ma nel trovare il coraggio di portare sé stessi sulla scena, trasformando emozioni, fragilità ed energie in presenza.
È questo il senso del suo lavoro a Officina: accompagnare ogni allievo alla scoperta del proprio “io attore”, senza forzare un modello, ma aiutandolo a costruire consapevolezza, personalità e autenticità. Perché il palcoscenico è uno spazio speciale: un luogo da vivere con libertà e creatività, ma anche con rispetto, responsabilità e quella sacralità del palcoscenico che Stefano considera parte fondamentale di ogni esperienza teatrale.




